{"id":770,"date":"2014-12-26T12:50:11","date_gmt":"2014-12-26T11:50:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.litigation-communication.it\/?page_id=770"},"modified":"2016-09-06T17:52:16","modified_gmt":"2016-09-06T15:52:16","slug":"smen-b3","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.litigation-communication.it\/?page_id=770","title":{"rendered":"L&#8217;Italia ha bisogno di una giustizia minima, modesta, mite, moderata, ma rapida e dissuasiva."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">Bisogna partire dall&#8217;idea di una fondamentale fallibilit\u00e0 degli esseri umani. L&#8217;unico rimedio \u00e8 un&#8217;adeguata cultura istituzionale della responsabilit\u00e0 e dei controlli. Questo non vuol dire che bisogna intervenire e giudicare poco, ma che bisogna intervenire sui casi nei quali effettivamente \u00e8 possibile intervenire (senza disperdere l&#8217;intervento repressivo in iniziative velleitarie). Proprio perch\u00e9 abbiamo bisogno di giustizia, \u00e8 necessario che l&#8217;intervento pubblico non sia dispersivo, velleitario, controproducente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Papa Francesco ha detto: &#8220;Chi sono io per giudicare? &#8230;&#8221;. Davvero molto difficile giudicare. Con questo sito vogliamo soltanto mettere in rilievo la rilevanza di un settore accademico\/pratico e la rilevanza di una specifica prospettiva. Per spiegarci ancora meglio, per chiarire che quanto detto \u00e8 importante anche da un punto di vista concreto, indichiamo soltanto un caso di proposta operativa, che \u00e8 stata gi\u00e0 proposta e che tuttavia \u00e8 stata &#8220;comunicata&#8221; in maniera deludente e controproducente. \u00a0Nel discorso del 2014 alla delegazione dell\u2019Associazione Internazionale di Diritto Penale, Papa Francesco ha segnalato che \u201csi \u00e8 affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio\u201d, attribuendogli erroneamente scopi di \u201crisanamento\u201d sociale che, in realt\u00e0, non \u00e8 in grado di \u00a0perseguire. Il <em>populismo penale<\/em>\u00a0\u00e8 il contrario della concezione del diritto penale come ultima ratio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tentiamo di rispondere a 2 domande.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I domanda. In concreto, che cosa si propone?<\/strong><\/p>\n<p><strong>I risposta. <\/strong>Osserviamo soltanto una proposta operativa, a titolo di esempio.\u00a0Un aspetto concreto del \u00a0<em>diritto minimo, modesto, mite<\/em>\u00a0\u00e8 illustrato dallo schema di decreto legislativo che il governo ha approvato prima di Natale 2014 a proposito\u00a0di non punibilit\u00e0 per alcuni reati, nei casi di <em>particolare tenuit\u00e0 del fatto.<\/em>\u00a0Molti si sono dichiarati a favore; \u00e8 stato detto che la giustizia &lt;&lt;mostra ogni giorno come fatti, pure astrattamente configurabili come reati, non sono in grado di ledere il bene protetto dalla norma incriminatrice. &#8230;\u00a0La non punibilit\u00e0 per \u201cparticolare tenuit\u00e0 del fatto\u201d non \u00e8 una depenalizzazione perch\u00e9 non elimina, come da alcuni erroneamente sostenuto, i reati. Esclude la punibilit\u00e0 solo quando, in concreto, per le modalit\u00e0 della condotta del reo o per la lievit\u00e0 delle sue conseguenze, non sia arrecata alcuna offesa ai beni protetti dalle norme penali. Risponde, insomma, al principio fondante della civilt\u00e0 giuridica secondo il quale se non vi \u00e8 offesa, non vi deve neppure essere sanzione. Ovviamente, restano ferme le eventuali responsabilit\u00e0 civili e disciplinari dell\u2019autore.\u00a0Non c\u2019\u00e8 nemmeno il rischio di arbitri del giudice. Il giudice penale \u00e8 gi\u00e0 abituato a valutare l\u2019effettiva gravit\u00e0 del fatto, quando concede le circostanze attenuanti generiche o computa la pena. L\u2019irrilevanza penale del fatto \u00e8 da anni applicata dal giudice di pace penale e dai giudici del Tribunale per i minorenni. Il giudizio deve essere motivato ed ancorato ad una effettiva valutazione del fatto posto in essere e della personalit\u00e0 dell\u2019autore. Infine, non si devono dimenticare gli effetti deflattivi che la riforma potrebbe realizzare, permettendo di concentrare maggiori risorse su processi e reati, che effettivamente ledono beni individuali e collettivi&gt;&gt;. Si pu\u00f2 ascoltare in proposito un intervento dell&#8217;allora presidente dell\u2019ANM Rodolfo M. Sabelli:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.associazionemagistrati.it\/doc\/1822\/tenuita-del-fatto-non-e-una-depenalizzazione.htm\">http:\/\/www.associazionemagistrati.it\/doc\/1822\/tenuita-del-fatto-non-e-una-depenalizzazione.htm<\/a><\/p>\n<p>E&#8217; possibile discutere in concreto soltanto di un&#8217;applicazione operativa di un principio di carattere generale, perch\u00e9 molti problemi vengono sollevati da ogni singola proposta. Ad esempio, nel caso in questione, tutti concordano sul fatto che le indagini degli investigatori e dei giudici sono troppo spesso appesantite da \u00a0fattoidi e fatterelli che sarebbe logico archiviare. Per evitare l&#8217;inflazione panpenalistica, \u00a0il decreto permette ai magistrati di\u00a0dedicare le proprie energie ai \u00a0delitti che veramente destano allarme sociale. Ma si tratta di una responsabilit\u00e0 enorme, decidere quando\u00a0il reato \u00e8 tenue. Infatti, il decreto prende in considerazione reati puniti con una pena massima di cinque anni, che dunque sono spesso gravi, infatti vanno dall&#8217;omicidio colposo alla truffa aggravata, dall&#8217;occultamento di cadavere allo stalking. Sono in gioco altri principi, come l&#8217;obbligatoriet\u00e0 dell&#8217;azione penale e la discrezionalit\u00e0 del giudice. Sono in gioco anche altri problemi del sistema giustizia:\u00a0e&#8217; offerta la possibilit\u00e0 di rivalsa per\u00a0un risarcimento in una causa civile, ma i tempi attuali rendono questa possibilit\u00e0 poco realistica. Infine, la nuova normativa vorrebbe togliere\u00a0ai pubblici ministeri la possibilit\u00e0 di decidere quali reati perseguire e quali no, e, soprattutto, la valutazione dovr\u00e0 essere motivata, sottoposta sia al controllo di un giudice sia al controllo della parte offesa (che potr\u00e0 opporsi alla richiesta di archiviazione), ma potrebbe\u00a0 &lt;&lt;diventare un alibi ulteriore per non indagare e archiviare il fascicolo per prescrizione senza nemmeno averlo mai aperto&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Incredibilmente, questo\u00a0decreto legislativo, nato dalle migliori intenzioni, \u00e8 stato rappresentato al peggio, come un deliberato tentativo di dare ulteriore potere ai magistrati, infischiandosene delle vittime, eccetera. E&#8217; un esempio di quanto la comunicazione sia decisiva in tema di giustizia. Un approccio\u00a0minimalista praticamente si risolve sempre in una proposta di deflazione penale e di pacificazione sociale. Ma deve essere presentato nella maniera migliore e motivato nella maniera migliore.<\/p>\n<p>OCCORRE UNA DRASTICA RIDEFINIZIONE DELL&#8217;AMBITO DI INTERVENTO DELLA GIUSTIZIA CHE METTA LA MAGISTRATURA AL RIPARO DAGLI ERRORI E DALLE POLEMICHE INEVITABILMENTE CONSEGUENTI. <em>COME? AD ESEMPIO, ABOLENDO UNO DEI TRE GRADI DI GIUDIZIO, FORMALMENTE O INFORMALMENTE (= RENDENDO MOLTO PIU&#8217; DIFFICILE E COSTOSO L&#8217;ACCESSO). ALTRO ESEMPIO: RENDENDO ANCORA PIU&#8217; STRINGENTE IL POTERE DEL PROCURATORE. ALTRO ESEMPIO: RIDUCENDO LA DISCREZIONALITA&#8217; E L&#8217;AMBITO DI INTERVENTO DEI TAR E DEL CONSIGLIO DI STATO. <\/em><strong>INSOMMA, FARE MENO PROCESSI MA FARLI MEGLIO.<\/strong><\/p>\n<p><strong>IN TAL MODO LA GIUSTIZIA POTRA&#8217; SVOLGERE UN SUO RUOLO FONDAMENTALE: LA DISSUASIONE (COME DICEVA ANCHE BECCARIA)<\/strong><\/p>\n<p><strong>II domanda. Di cosa abbiamo bisogno ?<\/strong><\/p>\n<p><strong>II Risposta.<\/strong>\u00a0Di una formazione che sia innanzitutto consapevole delle ragioni che hanno portato agli errori compiuti in questi anni, a livello investigativo e a livello giudiziario.<\/p>\n<p>Leggiamo nella<em>\u00a0<\/em>prefazione di Domenico Gozzo, procuratore aggiunto di Caltanissetta, al libro<em>\u00a0\u201cDalla parte sbagliata\u201d,\u00a0<\/em>di Rosalba Di Gregorio e Dina Lauricella, edito da Castelvecchi nel 2014: &lt;&lt;&#8230;\u00a0La verit\u00e0 \u00e8 che dovremmo limitarci ad ammettere i nostri errori. Dopo le sentenze gi\u00e0 intervenute sul\u00a0Borsellino quater, e senza discutere di prove, dobbiamo o no discutere di questa giustizia, di questa stampa, di questa societ\u00e0, che secondo me, negli anni Novanta, hanno, almeno in parte, fallito? &#8230; Cosa non ha funzionato? Abbiamo il dovere di chiedercelo. Perch\u00e9 io penso che in questa triste storia nessuno dei rel\u00e8 dello Stato democratico ha funzionato a dovere. Non ha funzionato la Polizia. Non ha funzionato la Magistratura. Non hanno funzionato i controlli, sia disciplinari sia penali. Non ha funzionato il\u00a0Csm. Non ha funzionato la cosiddetta Dottrina. Ma, soprattutto, non ha funzionato la\u00a0\u00ablibera stampa\u00bb, che dovrebbe essere, e non lo \u00e8 stata, il vero cane da guardia di una democrazia. &#8230;\u00a0deve aiutarci una stampa autenticamente indipendente. Una stampa che non si schieri n\u00e9 a favore \u00aba priori\u00bb, n\u00e9 contro \u00aba priori\u00bb. E necessitiamo di una magistratura aperta ad essere criticata (se le critiche non sono preconcette), e rispettosa dei diritti della difesa. Perch\u00e9 il processo, ricordiamocelo, \u00e8, come dicevano i romani,\u00a0<em>actus trium personarum<\/em>, \u00e8 un rito che richiede il necessario intervento di tre persone: il Giudice, il Pubblico Ministero, e la Difesa. Solo cos\u00ec, tenendo in debito conto tutti questi attori, si pu\u00f2 arrivare ad accertare una \u00abverit\u00e0 processuale\u00bb che assomigli il pi\u00f9 possibile alla Verit\u00e0&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Sarebbe erroneo se, in considerazione di queste premesse, si credesse che tutto si risolve con un generico appello al buon senso, alla moderazione, eccetera. Perch\u00e9 quanto scritto sopra \u00e8 soltanto un esempio a proposito di un lungo discorso pratico, operativo, concreto: l&#8217;applicazione dello stesso principio in tutti i campi, avrebbe conseguenze rilevanti (come dimostrato dall&#8217;esempio sovrastante) e susciterebbe polemiche.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 stato ribadito il 23-1-2015, nella relazione per l\u2019apertura dell\u2019anno giudiziario,\u00a0dal\u00a0procuratore generale della Suprema Corte Gianfranco Ciani, come gi\u00e0 aveva fatto nelle ultime due relazioni inaugurali. \u00abGiacciono ormai da anni progetti completi per una depenalizzazione intelligente di molti reati. \u00c8 giunto il momento di attuare tali progetti\u00bb, ha detto Ciani, \u00abincrementando l\u2019area opportunamente potenziata quanto a strumenti dell\u2019illecito amministrativo\u00bb. \u00abPur nella doverosa attesa dei decreti delegati, la depenalizzazione di cui alla legge 28 aprile 2014 rappresenta un primo, seppur ancor timido, passo in tale direzione\u00bb.<\/p>\n<p>Si tratta di una &#8220;cura&#8221; indicata da tempo, ad esempio (all&#8217;inizio del 2013 !) da Ernesto Lupo, allora\u00a0primo presidente della Cassazione e\u00a0dal Pg della Corte\u00a0Gianfranco Ciani. \u00abSono maturi i tempi per abbandonare, come in Francia e nel Regno Unito, la concezione &#8220;carcerocentrica&#8221; della pena (risalente al 1930) &#8211; ha osservato Ciani\u00a0&#8211; per aprire la strada a sanzioni interdittive o prescrittive o che colpiscano, direttamente o indirettamente, il vantaggio economico del reato\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, queste prospettive, per quanto benintenzionate, sono insufficienti. Come dimostrato dai numeri:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/16_giugno_29\/errori-giudiziari-24-anni-24-mila-innocenti-cella-italia-3f534d0c-3e16-11e6-8cc3-6dcc57c07069.shtml\">http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/16_giugno_29\/errori-giudiziari-24-anni-24-mila-innocenti-cella-italia-3f534d0c-3e16-11e6-8cc3-6dcc57c07069.shtml<\/a><\/p>\n<p><strong>La Giustizia pu\u00f2 essere allo stesso tempo compassionevole e dissuasiva.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bisogna partire dall&#8217;idea di una fondamentale fallibilit\u00e0 degli esseri umani. L&#8217;unico rimedio \u00e8 un&#8217;adeguata cultura istituzionale della responsabilit\u00e0 e dei controlli. 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